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27 apr 2012
Thomas Ciaffoni

Dall’IJF12 / Stampa italiana e social network: non va poi così male..

Non sembra così sconfortante il panorama della stampa italiana secondo i dati presentati stamattina da Vincenzo Cosenza (meglio noto su Twitter con il nick @vincos) in Sala Lippi al Festival del Giornalismo. Di fronte alla comune percezione di una stampa preistorica rispetto alle innovazioni, i risultati della ricerca sono incoraggianti: il 63% dei giornali italiani hanno una pagina Facebook. Un numero discreto ma forse inaspettato, a giudicare dai movimenti elefantiaci che le testate, che nascono su carta, intraprendono in territori, quelli digitali, ancora poco esplorati con sufficiente consapevolezza. La parte del leone la fanno i quotidiani: ben l’88% di essi ha un profilo pubblico su Facebook, una percentuale che scende al 50% per i periodici (settimanali e mensili).

La ricerca di Cosenza, realizzata da Blogmeter, incorona su Facebook, per numero di fans, Repubblica, seguita dal Fatto Quotidiano che fino a 5 mesi aveva la leadership. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro primeggia anche nel coinvolgimento con gli utenti, e sarà presumibilmente questa la sfida che le testate dovranno affrontare, al di là del numero di fans collezionati, misura buona solo per sterili sbandieramenti alle agenzie. I dati più sorprendenti giungono forse dai periodici: lo sapevate che il settimanale femminile Confidenze ha il miglior livello di “total engagement”? Pochi fans, prevalentemente femminili, ma massima interazione, per un utilizzo di Facebook come commento delle notizie e valido forum. A livello di numero di fans invece svetta Internazionale, mentre tra i mensili comanda Vogue su Focus.

L’idea è che i grandi quotidiani e la stampa periodica utilizzino Facebook come semplice rilancio delle news del sito, puntando meno al coinvolgimento e più alla conversione degli utenti sul proprio sito. Una strategia che può venire tranquillamente aggirata dalle piccole realtà, come Il Fatto Quotidiano, il cui portavoce nel panel, Federico Mello, spinge sulla necessità di avere un marchio riconoscibile, e senza neppure negare che il successo del quotidiano rosso sia stato favorito dall’epoca berlusconiana. Un periodo, quello, che ha stimolato il giornale e gli utenti a condividere notizie che si pensava poco o per nulla considerate dalla stampa mainstream, firmando loro stessi il rilancio dei pezzi con i propri amici. Poi certo, nascere già orientati alla Rete, ha concluso Mello, favorisce questa strategia.

Stefano Menichini, direttore di Europa, al di là delle colorite frecciate al collega del Fatto sulla qualità non così eccelsa del giornale di Padellaro (rincarando pure la dose, “Il suo posizionamento politico netto supera la qualità grafica”), ribadisce quanto sia importante partire da zero: un’opportunità d’oro per i piccoli giornali che possono dar vita a strategie inconsuete che i grandi gruppi editoriali non possono permettersi di abbracciare senza prendersi rischi. E proprio a proposito dei piccoli giornali, Menichini ha ventilato l’ipotesi, per Europa, di trasferirsi stabilmente sul web rinunciando alla carta. Una mossa dovuta alla precarietà dei contributi pubblici, ma anche ad una lucida presa di coscienza di un mercato, di carta, che non lo premia. Rimane da sciogliere il nodo di come i giornalisti dovranno abituarsi al nuovo panorama che integra carta e digitale, web e social network, perchè se è vero che le redazioni iniziano a spostarsi sull’online con risorse dedicate, le resistenze in primis sindacali osteggiano questo passaggio che diventerà sempre più inevitabile.

Passando all’analisi compiuta da Cosenza su Twitter, la conclusione pare più lucida: se Facebook è più adatta alla testata, Twitter è un mezzo più personale che si addice meglio al singolo giornalista, “che si relaziona più come persona” aggiunge Menichini, un fervido utilizzatore della piattaforma. C’è da dire che in realtà i giornalisti, veri protagonisti di Twitter, tendono a seguirsi a vicenda, alimentando un’autoreferenza che peró al tempo stesso cementa l’autorevolezza, anche se a discapito di una conversazione bidirezionale con chi segue i loro account (i profili vip con zero persone seguite abbondano). Manca ancora una ricetta giusta che spieghi come comportarsi profittevolmente su Twitter, perchè in realtà anche le testate, come aggiunge Luca Conti, prendendo spunto dai grandi giornali internazionale, possono fare bene senza dover demandare ai singoli giornalisti, soprattutto in Italia spesso braccati da limitazioni nelle opinioni personali da dover smorzare la propria spontaneità. Ma come ricorda Menichini, si è più portati a dare fiducia al singolo giornalista, che su Twitter si mette in campo anche come persona, che nel giornale impari a conoscere.

Ma non vi è alcun dubbio che la strada sia segnata per l’editoria: sia il web che soprattutto ora i social network sono diventati ambienti in cui la stampa italiana non può più permettersi di manifestare la propria assenza. La paura è sempre quella, spartita con le aziende timorose di queste nuove piattaforme abitate dagli utenti: la conversazione. Ma con le notizie non ci si può sottrarre al confronto, anche perchè i social network forniscono quel feedback, citato in conferenza da Mello, che la carta non può fornire, permettendo al giornale stesso di evolvere parallelamente agli interessi di chi lo segue e lo costruisce, indirettamente, con le proprie preferenze. E farebbe piuttosto ridere se i giornalisti decidessero, mossi da antiche resistenze, di non concedersi a queste nuove sfide. Menichini cita il prestigioso nome di LillI Gruber, che sarebbe in lizza per la poltrona di direttore dell’Huffington Post italiano ma che non ha all’attivo alcun account nei social network. Una provocazione tagliente ma che riflette bene l’attuale stato dell’arte, dominato da passi falsi e qualche incertezza di troppo. Ma, tornando ai numeri di apertura, il fatto che ci sia apertura alla sfida del digitale da parte di quella stampa tradizionale che i profeti vedono destinata all’estinzione è senza dubbio una cosa buona: le intenzioni di voler capire e muoversi al meglio in questi nuovi territori, complementari alla carta (ma chissà fino a quando) e così vicini al pubblico giovane che l’edicola non sa neppure cosa sia, fanno perdonare errori ed inciampi, figli della ricerca di un adattamento che dovrà essere sempre più convergente.

 

22 dic 2011
Thomas Ciaffoni

Letto & Eletto: numeri e voti (parte 1)

LettoEletto-lungo

Dopo aver pubblicato i risultati della prima edizione di Letto & Eletto, l’iniziativa sperimentale del nostro blog che ha coinvolto i nostri lettori nell’individuazione dei migliori quotidiani e periodici del 2011 che sta per terminare, iniziamo a pubblicare a puntate tutti i voti relativi alle 29 categorie rappresentative della stampa italiana. I giornali hanno apprezzato il nostro sondaggio redatto dai votanti lettori-utenti, tra cui l’inserto culturale del Fatto Quotidiano Saturno e su Twitter i saluti soddisfatti di Tv Sorrisi E Canzoni, Ezio Mauro direttore di Repubblica (miglior quotidiano): questo ci sprona a migliorare nella prossima edizione, mentre a ridosso del Natale pubblicheremo la lista dei quotidiani e periodici scelti invece da Stampacadabra.

Di seguito, invece, la prima parte dei risultati di Letto & Eletto. Nell’analisi dei dati, la voce “other” è la sommatoria di eventuali altre preferenze e di quelle non date alla rispettiva categoria. La pubblicazione a puntate è ahimè necessaria a causa delle necessità lavorative del sottoscritto.

Miglior quotidiano generalista

quotidiani

Repubblica batte Il Corriere Della Sera per un solo voto di scarto, ma notevole è il terzo posto, a ridosso dei primi, del Fatto Quotidiano, che si conferma una delle realtà editoriali più interessanti degli ultimi anni.

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20 dic 2011
Thomas Ciaffoni

Letto & Eletto 2011: ecco tutti i quotidiani e periodici migliori dell’anno (votati da voi)

LettoEletto-lungo

Si è conclusa la prima edizione (sperimentale) di Letto & Eletto, il nostro sondaggio che ha chiesto a voi lettori-internauti di indicare i migliori quotidiani e periodici del 2011 che sta per terminare. La risposta degli utenti è stata molto interessante, superiore alle aspettative: anche in un’epoca in cui televisione e internet la fanno da padrona, i giornali riescono ancora a ritagliarsi uno spazio d’onore. E allora il tempo di sistemare i voti ed ecco finalmente i risultati. Il migliore quotidiano dell’anno? Repubblica, che supera al fotofinish Il Corriere Della Sera (podio completato dal Fatto Quotidiano). Per il quotidiano di Ezio Mauro c’è anche la palma del migliore allegato, Il Venerdì, e la migliore app La Repubblica +. Il Sole 24 Ore si conferma la migliore testata economica, guadagna il premio del migliore restyling con La Domenica e il mensile IL – Intelligence In Lifestyle, riconosciuto inoltre come miglior design grafico, e in più La Vita Nòva conquista la nomina di migliore app originale. Doppio riconoscimento anche per Vanity Fair, che primeggia come miglior periodico femminile e familiare. Nello sport primeggia La Gazzetta Dello Sport, mentre Alfonso Signorini si porta a casa i premi di miglior testata di gossip con Chi e miglior testata televisiva con Tv Sorrisi & Canzoni.

E l’elenco di tutti i vincitori? Proseguendo la lettura!

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2 dic 2011
Thomas Ciaffoni

Letto & Eletto 2011 / I quotidiani generalisti in lizza

lettoelettomini

Mancano appena due settimane alla conclusione della prima edizione di Letto & Eletto 2011, esperimento che cerca di capire, tramite i vostri voti, quali siano stati i quotidiani e periodici migliori dell’anno che sta per concludersi. Per questi ultimi giorni, e per spronare smemorati e ritardatari, proveremo a fare un veloce riepilogo delle categorie in lizza, da votare cliccando qui.

Iniziamo con i quotidiani generalisti. Per maggior praticità e uniformità, sono stati preventivamente escluse tutte le testate a spiccata vocazione locale, per soffermarsi sui giornali più comunemente reperibili nelle edicole di tutta Italia.

immagine quotidiani

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16 nov 2011
Thomas Ciaffoni

Il Fatto Quotidiano online è anche regionale: si inizia con l’Emilia-Romagna

fatto-sito-romagna

E’ partita come una sperimentazione lo scorso marzo l’edizione locale del sito del Fatto Quotidiano, coinvolgendo l’Emilia-Romagna. E ora che i numeri si sono felicemente stabilizzati (40mila contatti unici giornalieri) il progetto di affiancare una cronaca rigorosamente regionale al sito battagliero che abbiamo ampiamente conosciuto si concretizza ufficialmente. La presentazione è prevista venerdì a Bologna al cospetto del direttore della versione online, Peter Gomez, ed Emiliano Liuzzi, ex direttore del Corriere Di Livorno, a capo del dorso regionale. Un’operazione, quella di affiancamento regionale al sito, che si potrà felicemente replicare, “ma mai in una singola città, né sulla carta” spiega Gomez. L’idea, insomma, pare quella di creare presidi informativi in tutta Italia e coinvolgere gli utenti, che da tempo e non solo in edicola sono sempre attenti ai fatti delle proprie realtà locali. Una scelta, questa, fatta anche per aumentare le entrate pubblicitarie (che dovrebbero attestarsi, spiega stamani Italia Oggi, sulle 80-90mila euro netti) migliorando numeri già felici: a fine anno i ricavi dovrebbero salire a 33 milioni (+11,5%) e le stime sull’utile sono in linea con il 2010, grazie alle vendite in edicola (72mila copie a novembre) e ai 25mila abbonamenti, la vera forza della testata.

11 nov 2011
Thomas Ciaffoni

Scalfari riaccende il duello tra Repubblica e Il Fatto Quotidiano, uniti dal dopo Berlusconi

otto-mezzo-scalfari

Ci eravamo persi questo gustoso scambio di battute tra Lilli Gruber ed Eugenio Scalfari, protagonista della puntata di mercoledì di Otto E Mezzo su La7. Insieme ad un ospite invisibile ma citato senza troppi giri di parole dal fondatore di Repubblica. Al quale la Gruber chiede se l’imminente uscita di scena di Berlusconi dalla politica italiana possa nuocere alle vendite del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Scalfari precisa: “Noi usciamo mediamente a 60 pagine, oltre alle edizioni locali. Di queste al berlusconismo e all’antiberlusconismo ne dedichiamo un massimo di otto”. Insomma, spiega lui, il giusto spazio che dedicano anche gli altri grandi giornali, in più Repubblica, continua, “ha una conduzione più che egregia e una proprietà più che egregia”. Il bello, però, arriva sul finale: “Perché – ha domandato malizioso Scalfari alla Gruber – non rivolge la stessa domanda ai colleghi e agli amici del Fatto Quotidiano? Loro forse avranno qualche problema…”.

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12 ott 2011
Thomas Ciaffoni

Il lunedi nero in rete per Il Fatto Quotidiano

fatto-sito-blackout

Una giornata da dimenticare, quella appena passata, per Il Fatto Quotidiano. Per quasi tutto il dì, salvo la serata, il sito del quotidiano di Padellaro è risultato indisponibile, come recitava l’epitaffio temporaneo digitando l’indirizzo web del giornale (che nonostante il blackout non rinunciava all’ironia, recitando così: “I nostri giornalisti non si sono fermati, continuano a cercare e scrivere notizie”, quasi ad alludere al blackout che vorrebbe decretare il governo, dannata malizia). In tarda serata i problemi si sono risolti ed è riapparso il sito, visibilmente smagrito. Ma per la legge di Murphy (se una cosa va storta, andrà sempre peggio), pure il tentativo di caricare la versione pdf del quotidiano per gli abbonati è andato ben presto in vacca: l’account Dropbox, il servizio di storage online nel quale era traslocata la copia digitale a disposizione (gratuitamente) per il download, ha presto consumato tutta la banda disponibile, essendo stato aperto a tutti, non solo gli abbonati. Tanto da rendere necessaria la condivisione del file su SlideShare o addirittura Megaupload per il download gratuito attraverso la reclame nella pagina Facebook, utile supporto in momenti di crisi. Ecco, in quella pagina gli utenti hanno mostrato di gradire un servizio migliore, per un sito che in poco tempo tallona Corriere Della Sera e Repubblica in fatto di visite, chapeau.fatto-dropbox-blackout

Via Pazzo Per Repubblica

14 set 2011
Thomas Ciaffoni

Stupidaggini di Fatto

cicchitto-fatto

Sciocchezzuole, che Il Fatto Quotidiano notoriamente ci propina. Ieri hanno pubblicato la foto di Fabrizio Cicchitto sulle poltroncine del Coni allo stadio Olimpico. Equazione matematica: Cicchitto non paga l’abbonamento. L’onorevole risponde che invece l’abbonamento lo paga eccome, e invita la prossima volta a beccare in flagrante i tanti magistrati sulle tribune vip. Il Fatto ribatte che comunque quelle poltroncine, del Coni, sono offerte “gratis alla casta”. Poi uno si chiede perché quando c’è da fare i malandrini il giornale di Padellaro non becca mai qualcuno di sinistra o, chessò, proprio i magistrati. Poi uno pensa male.

13 set 2011
Thomas Ciaffoni

Dispetti da scolaretti tra Il Fatto Quotidiano e Repubblica

fatto-repubblica-santoro

Scaramucce mai sopite (e mai celate) tra Il Fatto Quotidiano e Repubblica. Per questioni di dettagli, che diventano macigni se tra i due giornali la maretta è inevitabile. Oggi Marco Lillo se la prende piccato con le omissioni fatte da Repubblica nell’edizione di ieri, spiegando il nuovo progetto televisivo di Michele Santoro. Il Fatto è stato soltanto nominato come partner dell’iniziativa, perché il giornalista Leandro Palestini non s’è permesso di citare la festa del quotidiano di Padellaro, a Marina di Pietrasanta, pulpito dal quale Santoro ha annunciato il suo futuro. C’è da dire che l’articolo di Palestini, inserito nella sezione spettacoli, riassumeva i programmi televisivi di approfondimento e soprattutto è stato scritto a Roma, non certo un reportage dalla festa. Ma poco importa, sia Il Fatto che Repubblica si rubano copie e questo basta ad imbastire dispetti. Peccato che siano così miseri. (Mi ricorda quando le radio non inserivano nelle proprie classifiche pezzi di dj di altre radio, davvero esilarante).

27 lug 2011
Thomas Ciaffoni

Anche L’Unità incappò (consapevolmente?) sulle “mutande” di Travaglio

fatto-travaglio-mutande

Inevitabile che oggi Il Fatto Quotidiano, pur preservando il tradizionale sarcasmo che lo contraddistingue, tornasse sull’episodio di Marco Travaglio, che i giornali di destra, Libero e Il Giornale, avevano simpaticamente (o quasi) irriso in prima pagina mentre scappava dalla sua poltrona a causa della scossa di terremoto che aveva colpito il Piemonte. Anche noi avevamo dato lustro alla colorita polemica, notando come il teatrino avesse oscurato la scossa sismica, addirittura giocando sulle presunte mutande (in realtà erano bermuda) indossate da Travaglio e catturate dalla webcam. Non ci eravamo invece accorti – e Il Fatto lo sottolinea in conclusione della stoccata – che anche L’Unità aveva punzecchiato Travaglio compiendo il medesimo sfondone, al pari dei quotidiani di destra.

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