apr 28, 2012
Thomas Ciaffoni

Dall’IJF12 / La Twittervista ad Ezio Mauro, tra l’eco del berlusconismo e le sfide del giornalismo moderno

Non ne salta una, di edizioni, Ezio Mauro. Il direttore di Repubblica marca il sesto anno di presenza al Festival del Giornalismo di Perugia, questa volta, rispetto agli anni passati, con la novità della caduta del berlusconismo. E’ questo il primo argomento dell’intervista tenuta dall’organizzatrice della manifestazione, Arianna Ciccone, che per la prima volta ha reso attivi i partecipanti alla conversazione non soltanto con le tradizionali domande a voce ma anche coinvolgendoli su Twitter, da cui provenivano spunti e riflessioni proiettate sullo schermo.

Dicevamo, il berlusconismo, un tema che Mauro ha abbastanza caro e che, nonostante l’addio di Berlusconi dalla politica attiva, resiste nei discorsi del direttore, che come sua abitudine si diverte a discernere di politica. Vi risparmio le elucubrazioni del direttore, che si muove sulla falsariga degli interventi degli anni passati e ricalcando pure ciò che viene quotidianamente scritto su Repubblica, per snocciolare alcune succose anticipazioni.

La prima è la smentita del nome di Lilli Gruber, candidata alla direzione dell’Huffington Post italiano, che il Gruppo L’Espresso ha già messo in cantiere. Mauro ha assicurato che non si tratta della giornalista ora in forza a La7, ma non si è ulteriormente sbilanciato neppure sul sesso del direttore, e neppure sui contenuti di questo progetto che vedrà la luce entro il 2012. Molti curiosi sono rimasti a bocca asciutta, sperando in qualche dettaglio ulteriore. La seconda si infila nel percorso che Repubblica ha intrapreso da qualche anno: la trasformazione da quotidiano nazionale leader a piattaforma sociale dotata di community da dover rappresentare (venendo così meno a quel ruolo di imparzialità che dovrebbe riconoscersi in un buon prodotto editoriale). Ai supporters sfrenati è dedicata La Repubblica delle Idee”, una festa-raduno che si svolgerà dal 14 al 17 giugno a Bologna per mettere in contatto i lettori con chi realizza il giornale. Un’ottima iniziativa se si sgancerà dall’ombra politica che il quotidiano ha assunto di recente stimolando il dibattito interno e senza risparmiarsi con qualche schieramento di troppo.

Per il resto, al netto delle divagazioni politiche che hanno accompagnato buona parte dell’intervista (e che riflette il troppo spazio conquistato dalla politica nei giornali cartacei) Ezio Mauro ha riservato altre perle, come il suo sì secco all’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti (il Festival ha dedicato un intero incontro alla questione) e il mancato appoggio a Matteo Renzi, che “non apprezzo particolarmente”, posizione che suscita strani applausi in platea (forse così ancora attaccata agli ottuagenari di Palazzo). Mauro ne ha anche per i giornali avversari che sfottono i politici per i difetti fisici o storpiandone il nome, una pratica di cui condividiamo l’osteggiamento, ma confessa di non avere il pieno controllo degli allegati che arrivano in edicola in mezzo a Repubblica. “Le copertine me le fanno vedere per cortesia” dice Mauro, e chissà se abbia mai sfogliato, anche solo distrattamente, Il Venerdì e D, pare di no. Mentre il direttore è più risoluto per quello che riguarda il finanziamento pubblico ai giornali: “Le agevolazioni per noi sono irrilevanti, piuttosto basta con i contributi a giornali che non esistono” sentenzia il direttore di Repubblica, che però cade sul discorso dell’accesso dei giovani giornalisti alla redazione del quotidiano. Se l’imperativo rimane “fare tutto ciò che è possibile per dare accesso ai giovani al mondo del lavoro giornalistico”, rimane qualche dubbio sul come possa essere facilitato l’ingresso dei giovani rispettando almeno la dignità professionale. Reporter, la neonata sezione di Repubblica che dà spazio ai ragazzi abili con la telecamera, si introduce in questa ottica: "Noi diamo la possibilità che nessun altro vi dà di provare a fare questo mestiere. E poi si apre anche un corso di formazione. In questa fase il pagamento è un di più: il vero valore dell’iniziativa è aprire le porte". La platea più smaliziata e avvezza all’argomento mugugna perchè di nuovo viene abilmente bypassato il discorso del compenso e del precariato, vere piaghe del giornalismo moderno.

Non poteva mancare, sul finire e dopo il commovente ricordo di Giuseppe D’Avanzo, momento in cui Mauro sfiora le lacrime, un saluto al mondo digitale che sta per rivoluzionare le carte in tavola. In realtà non si discosta più di tanto da quanto affermato l’anno scorso nella stessa sala: rimarranno in piedi 2-3 testate nazionali che collezioneranno un massimo di 300mila copie e che sopravvivranno grazie alla potenza del proprio brand e alla community che avranno creato. La soluzione sarà pensare ad un “giornale che viva 24 ore su 24, gratis sul web e in realtime, flessibile ed elastico, sfogliabile su iPad: un sistema che viaggia a velocità diverse”. Attualmente la pubblicità tende ancora a preferire la carta, ma il trend dell’advertising sul web è in costante ascesa, tanto da credere che in futuro sarà Internet con i siti web delle testate, rigorosamente gratis, a ripianare le perdite delle versioni cartacee. Al momento, specifica Mauro, “siamo ancora in una fase di transizione carta-web”, un binomio che porta ad un’audience sempre più vasta e, in merito al ruolo e al compenso dei giornalisti, “le forme di pagamento si regolamenteranno da sole”. Una speranza che molto probabilmente rimarrà tale, vista la situazione attuale. Ma non c’è tempo per troppi ragionamenti, irrompe la torta per festeggiare i 16 anni di direzione di Repubblica, un’espediente puntuale per ricordare anche la carriera di giornalista di Ezio Mauro, che mentre passano sullo schermo le foto di gioventù esclama: "Spero di non aver mai smesso di fare il giornalista prendendo la direzione di un giornale. Poi ho una storia che dura da 22 anni e che vuole essere raccontata". Ma non la svelerà: sarà magari un argomento delle prossime interviste…

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