feb 3, 2011
Thomas Ciaffoni

The Daily: le prime (diffidenti) considerazioni

the-daily

Superata l’inevitabile euforia della post-presentazione, il Daily della coppia d’assi Murdoch-Apple è atteso alla prova degli utenti, che non hanno tardato a testare sul campo l’applicazione, gratis per le prime due settimane. Sia in Italia che nel resto del mondo i commenti riscontrati sono diventati un po’ freddi e diffidenti, sicuramente propositivi e fiduciosi che l’applicazione migliori nei prossimi giorni. C’è chi lamenta la mancanza di reportage e scoop, notando di contro come le sezioni News, Gossip, Opinion, Arts & Life, Apps & Games e Sports propendano per un’informazione più leggera. Spiega Luca Sofri sul Post:

La parte News di ieri si apriva con l’Egitto seguito dal maltempo negli Stati Uniti e da due storie meno immediate come quella di un carcere dove i detenuti fabbricano giocattoli e di una discoteca per cani a New York. Anche la sezione “Opinion” è impostata con simili criteri di leggerezza, e ha al centro un’analisi del valore di Bollywood come baluardo contro l’islamismo radicale, con gran foto di giovani attrici. Poi ci sono il Superbowl, le foto delle modelle, la posta del cuore e i cruciverba.

Lo stesso Sofri non appare particolarmente stupito dal Daily, nonostante apprezzi l’evoluzione digitale del quotidiano che si “settimanalizza” attraverso la scelta di temi ed argomenti che non siano necessariamente dettati dall’attualità. Si tratta, però, pur sempre di un quotidiano e la puntualità degli aggiornamenti non deve essere un optional.

Ieri avevamo riportato anche le difficoltà di download dell’applicazione: mezzora di scaricamento del file con collegamento wi-fi è apparsa un po’ a tutti eccessiva, e sicuramente sarà questo lo scoglio maggiore da superare, poiché i contenuti multimediali e l’interfaccia interattiva richiedono spazio per fare magie. E per il momento l’interattività è ancora scarsa. L’unica sezione che al momento offre la possibilità di personalizzazione è quella sportiva e per quanto sia possibile commentare le notizie e condividerle sui social network, i margini di manovra appaiono un po’ troppo standard per un prodotto editoriale che dovrebbe rivoluzionare mercato ed abitudini. Sono state invece apprezzate le modalità di fruizione dei contenuti pubblicitari, che utilizzano perfettamente le promesse di interattività coinvolgendo utente ed inserzioni. Si tratta di un elemento fondamentale, i cui risultati farebbero sorridere chi investe e quindi consentirebbero di allargare i cordoni dei budget (scelta facilitata dal fatto che questi prodotti vengono fatti pagare al pubblico e non offerti gratuitamente). E poi siamo pur sempre agli albori dello sviluppo di questi progetti su dispositivi tecnologici che soltanto ora vengono adeguatamente spremuti, per cui errori ed omissioni fanno parte del progresso e dovrebbero, almeno per il momento, allontanarci di valutazione eccessivamente drastiche. Tiziano Cavaglia pone l’accento delle sue osservazioni sulla qualità delle notizie, e in effetti la selezione degli argomenti trattati, così troppo leggeri, demotiva i lettori che si aspettano quel giornalismo d’assalto tornato di prepotenza sulla scena mondiale: che l’iPad depotenzi questo slancio a causa dell’approccio multimediale, e quindi divertente, che l’utente ha misurandosi con la tavoletta? Simone Tolomelli del popolare blog Sasaki Fujika sottolinea invece i “sei mesi di progettazione, fatta dai progettisti, una tecnologia da costruire da zero (per quanto riguarda l’esportazione dei contenuti), flussi di lavoro che determinino chi fa cosa, quando, in che ordine e tanta, parecchia, professionalità sul campo” e nota come sia ancora difficile in Italia avanzare investimenti così ingenti, che neppure una corazzata come La Gazzetta Dello Sport potrebbe permettersi.

In ambito internazionale, analisti e blogger si soffermano maggiormente sulle funzionalità dell’applicazione (impeccabile, ed interminabile, l’analisi dello studio grafico Garcia Media), senza evitare di palesare noia e poca originalità (il blog Quintatinta è schietto, “niente di troppo rivoluzionario, la navigazione è spesso poco chiari, i temi del primo numero sono minimi, trattati brevemente, e, soprattutto, il design è irregolare”). Le domande, insomma, iniziano a fioccare e, da noi, lo snob trionfa. Mario Adinolfi, direttore del settimanale The Daily Week, il cui nome della rivista condivide parti con il giornale di Murdoch (e infatti, dicono i nostri, “è una chiara risposta alla nostra testata”), e con un’applicazione simile di successo per iPad, la prende con filosofia e spruzzetti di modestia:

Murdoch si rivolge ad un target "istruito e sofisticato", ma immaginiamo che farà di tutto per conquistare i 50 milioni di utenti Ipad, non con lo scopo di informare e diffondere una voce libera e forte, ma soprattutto per rientrare nelle spese di investimento e per guadagnare nuovi milioni di dollari. Come se non ne avesse già abbastanza. A queste condizioni ci teniamo stretti il pur più modesto The Week.

Conclude perfettamente Vittorio Sabadin oggi sulla Stampa:

“L’anziano editore australiano era stato il primo, alcuni anni fa, a dire che un’epoca era finita e che bisognava cambiare: cambiare o morire. L’arrivo dell’iPad, un oggetto del quale si è subito innamorato, lo ha però convinto che la strada del cambiamento fosse diversa da quella che gli editori avevano immaginato. L’idea che i giornalisti di un’unica redazione avrebbero potuto fare tutto, lavorare per il giornale su carta, per Internet e magari per l’iPad, si è scontrata con la realtà: i tablet di nuova generazione sono troppo sofisticati per poter essere alimentati da una organizzazione redazionale tradizionale. Richiedono un misto di informazione e intrattenimento e una lettura «visuale» dei contenuti che vanno progettate autonomamente”.

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