Miracoli dell’editoria: Il Fatto Quotidiano premia i 30 dipendenti con 8mila euro di bonus!

Al di là delle idee politiche e delle simpatie editoriali che sono ovviamente personali, Il Fatto Quotidiano è un esempio straordinario (proprio perché rapportato ai tempi magri di oggi) di come un giornale fondato da zero e, lo ribadisce la testata, senza alcun finanziamento pubblico, riesca ad imporsi sul mercato, traendo da quello (più le briciole della pubblicità) il proprio eccezionale sostentamento. E non parliamo di centesimi, affatto. La società Editoriale Il Fatto naviga in acque buonissime, tanto da essere riuscita a fine anno ad elargire a tutti, non soltanto ai nomi altisonanti del giornale e compreso l’ultima centralinista, un bonus di ben 8mila euro. Il quotidiano è straordinariamente in salute, diffonde ben 94mila copie in un anno e mezzo scarso, a cui sommare poi i 28mila abbonamenti alla versione digitale in pdf, cavallo di battaglia del lancio. Gli utili sono ben 10 milioni di euro e, fatti due conti opportuni, rapportati al valore di testate concorrenti, Il Fatto varrebbe la bellezza di ben 60 milioni di euro (contro i 25 del Riformista e i 37 de L’Unità). Per un giornale partorito da zero, è un risultato eccezionale: permettersi di distribuire le mance al personale è ancor più fantastico, e lo sottolinea l’amministratore delegato della società, Giorgio Poidomani, ad Italia Oggi:
“Io sono un vecchio comunista, ma quando le cose vanno bene non ho nessuna remora a proporre la distribuzione di ricchi dividendi ai soci. Tuttavia ritengo altrettanto giusto, proprio sotto un profilo gestionale, premiare anche i dipendenti. Soprattutto i giornalisti, quelli che da più di un anno si fanno un mazzo tanto. Perché il prodotto è fatto dai giornalisti, non scherziamo, il resto sono palle”.
Non solo dunque gli imprenditori, ma anche tutte le figure che lavorano attorno al quotidiano hanno potuto approfittare del succoso benefit, poichè lo statuto societario prevede che il 70% delle quote spetti agli azionisti imprenditori (con una quota ciascuno non superiore al 16% del capitale sociale) e il 30% rimanente nelle mani degli azionisti operatori, ovvero i giornalisti.
Se in edicola il quotidiano viaggia a vele gonfissime, il punto relativamente dolente è il web, soprattutto per una questione di pubblicità, “poca roba, per non dire nulla”, prosegue Poidomani, che non abbonda neppure sul cartaceo. Eppure i piani di espansione su Internet sono maestosi e lo stesso Peter Gomez, direttore del sito web della testata, aveva preannunciato fuoco e fiamme. Affidarsi ad una concessionaria pubblicitaria ad hoc in Rete cercherà di sopperire a questa mancanza, anche perché il web sarà l’inevitabile ancora di salvezza della carta stampata: “Sul web facciamo tanti investimenti perché sappiamo che le cose, su carta, non andranno bene per sempre. Ha visto cos’è successo al Sole 24 Ore? Con Riotta ha perso 52mila copie. Io credevo che quel tipo di quotidiano fosse un breviario necessario, e invece è in crisi. Quindi non ci illudiamo di niente e non dormiamo sugli allori" dice Poidomani, che conta i ben 400mial visitatori unici al giorno e un traffico crescente. Se sviluppare l’espansione online diventa, più che una prerogativa, una necessità, anche sul versante cartaceo bollono idee, come il supplemento Saturno, diretto da Riccardo Chiaberge, in uscita a febbraio (ma su cui ancora non trapela alcuna indiscrezione di rilievo). Poi certo, il futuro sarà fagocitato dalla tecnologia e toccherà fare i conti con gli aggeggi mobili e tattili che sostituiranno la lettura classica. Poidomani ha iniziato da poco ad usare l’iPad “e trovo in pochi minuti tutta l’informazione che mi serve e gratis”, ma “questo potrebbe essere un problema in futuro. Ora ho i ricavi su carta che mi consentono di stare bene, ma domani?”. L’accordo tra editori e Google, pertanto, deve essere accolto positivamente sotto questo aspetto, ma la carta sarà dura a morire, come testimonia il successo del Fatto Quotidiano.
Foto | Flickr
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