Il Fatto Quotidiano prepara un 2011 all’attacco

Punta a grandi numeri per il 2011 Il Fatto Quotidiano, la scommessa editoriale nata nel settembre 2009 e prepotentemente vinta da Antonio Padellaro, l’ex direttore de L’Unità che è riuscito a fare breccia nel mercato con un’efficace proposta d’attacco, suggellata da nomi da battaglia come Marco Travaglio, da poco vicedirettore e autentica garanzia del risultato. Il quotidiano, non certamente bonario, soffre di investimenti pubblicitari, dunque l’obiettivo è quello di aumentare i proventi contando su quelle aziende, “gli investitori simpatici”, le apostrofa Travaglio, “che vogliono sfidare la linea editoriale quotidiana e pianificano comunque, pur sapendo che il giornale prende posizioni indipendenti da chi sono i propri inserzionisti”, conclude ad Italia Oggi. La prova provata è la diatriba scatenata con Enel, che pare si fosse risentita di un articolo sgradevole, minacciando di ritirare le proprie pubblicità dal giornale: polemica poi rientrata.
L’ambizione, al Fatto, è quella di accogliere un totale di 2 milioni di euro di pubblicità, 1,5 milioni sull’edizione cartacea (+50% rispetto al 2010), demandata alla concessionaria Poster, e circa 500mila euro su quella online, la cui raccolta è stata affidata alla neonata concessionaria MyAds, creata dalla società IBS (quella della libreria online). Il bilancio del 2010 si sta per concludere con dati eccezionali: i ricavi dovrebbero ammontare a 28 milioni, con un utile di 9. D’altronde, il successo del quotidiano è riscontrabile in primis nel numero degli abbonamenti, che già sostennero il progetto ben prima che venisse alla luce. Le formule per abbonarsi, di recente affiancante a promozioni fino all’Epifania, sono numerose e soprattutto la possibilità di visionare l’edizione in PDF attira i giovani e coloro che non frequentano abitualmente l’edicola. Il numero di abbonamenti si aggira tra le 27 e le 30mila unità, le vendite toccano stabilmente le 75mila copie (i dati ufficiali sulla diffusione ADS li vedremo a gennaio prossimo) e la distribuzione, tasto dolente in avvio di pubblicazione, raggiunge 30mila edicole su un totale di 36mila. Per la totalità, attualmente, la soluzione degli abbonamenti, così tanto spinta dalle campagne pubblicitarie, diventa l’unica soluzione, tanto che allo studio ci sarebbero formule di “abbonamenti volontari”: i lettori che li sottoscriveranno godranno di contenuti esclusivi, rispetto a quelli gratuiti e fruibili da tutti.
La nascita del sito web, nonostante alcune difficoltà d’esordio, ha permesso di rafforzare queste cifre: online giungono quotidianamente 230mila utenti unici, con picchi di 300mila. Dati come questi collocano Il Fatto Quotidiano al quinto posto nella classifica dei portali di informazione più visitati in Italia, dietro Repubblica, Corriere Della Sera, Sole 24 Ore e La Stampa. La rincorsa ai mostri sacri è pronta ad iniziare, dice il direttore della versione online Peter Gomez, che vuole toccare “quota 500mila nel giro di un anno”, puntando sulla creazione di una piazza virtuale di discussione più ampia di quella attuale, che conta il numero altissimo di 14mila commenti giornalieri, aumentando il parterre dei blogger, che passeranno da 180 a ben 500 – non saranno un po’ troppi? – e rafforzando il settore video. Inoltre, è previsto lo sviluppo di un canale culturale e una newsletter “in stile Huffington Post”, specifica Gomez, che può aumentare il traffico del 10-15%. La pagina ufficiale del quotidiano su Facebook è un ottimo volano per incrementare le visite: i 320mila fan, 50mila in più di Repubblica, fanno molto bene il proprio dovere. Siamo un po’ scettici nell’aumento di contenuti, senza che sia ben supportato da uno stile grafico adeguato: i blog personali sono innumerevoli, il sito è ancora confusionario (quei CMS risolutori delle paturnie dei webdesigner vanno oliati alla perfezione), certo i margini di miglioramento sono notevoli, ma ridurre l’entropia dovrebbe essere la prima missione. Anche se, ricordiamoci le feroci critiche per il design del quotidiano, che non è stato più modificato: forse scompaginare carte e regole, anche online, diventa con orgoglio il proprio riconosciuto marchio di fabbrica.
Foto | KoBayashi
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